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E’ il 26 settembre, questa volta la falce di S&P, si abbatte niente di meno che sulla Regione Marche e crediamo che, magari, una volta tanto, risuoni come una sveglia, alle orecchie di 1.700.000 persone, i marchigiani, che se la dormono profumatamente, da anni, poiché confidano pedissequamente nel comitato politico-affaristico che si è messo alla testa delle nostre istituzioni e che, da lì, gestisce il potere in modo assolutistico.
Una regione, tante città, molte comunità in cui non succede mai niente: se il caporalmaggiore ammazza la moglie in un bosco, quello diventa lo scoop più importante di tutti per mesi e mesi, anni forse: le testate giornalistiche si sono riempite di tre mesi di jamboree e notti bianche, o della leggenda che la Merloni sarà comprata dai cinesi. Si va dall’inchiesta sul carcere di Montacuto ignorata totalmente dai deputati e senatori marchigiani, alle fiere della calzatura, dove ancora dobbiamo capire, se le nostre scarpe si vendono o no: i nostri industriali se la ridono e se la ride anche il nostro beneamato Presidente, il quale è puntuale a farsi fotografare in queste convention della risata: per il vino, lo stesso, per i mobili, idem. Anche per i maccheroncini di Campofilone, tutto ok.
E’ un luogo paradisiaco questa Regione Marche: ci piacerebbe sapere cosa diavolo vuole allora da noi S&P! Qui tutto va a meraviglia: le associazioni di categoria (artigiani, commercianti, industriali) hanno poco da dire, eventualmente su un parcheggio sotterraneo in più o in meno. Ridono, questo sì, perché va tutto bene. Anche i sindacati ridono: è veramente comico veder chiudere i Cantieri Navali di Ancona, dopo settant’anni di attività. E i cantieri di Civitanova, di Fano, di San Benedetto, mentre per chi si reca a Senigallia, alla spiaggia di velluto, farà piacere osservare il modernariato dei quattro motopesca d’altura che si arrugginiscono al porto, fermi lì da vent’anni! E’ buffo, no?
Anche la Confcommercio e la Confesercenti se la ridono: infatti ogni ora, nelle Marche, un esercizio commerciale chiude, perché la gente ormai va all’Ikea, all’Ipercoop o all’Auchan a spendere i propri soldi. Interi quartieri si svuotano di imprese. Sulla chiusura di un glorioso Liceo Scientifico si scatena la bagarre: abbatterlo, trasformarlo in un parcheggio sommerso dallo smog, lasciarlo così, ospitarvi la Provincia per il tempo che le resta da vivere, visto che la sua sede e in ristrutturazione da due anni?
Anche i nostri politici se la ridono: soprattutto per i risultati entusiasmanti della loro rappresentatività: ci piacerebbe proprio sapere quali sono le istanze che loro trasmettono a Roma e che riguardano il territorio su cui sono stati eletti!
Alcuni di loro percepiscono prebende da capogiro, stipendi della professione cumulati a quelli parlamentari! Qui non si parla di colore politico, ma di faccia tosta!
In compenso noi marchigiani contavamo sulle gerarchie regionali: questo sancta sanctorum misterioso da cui, una volta al mese, provengono notizie su legiferazioni e decisioni, e che provvede, come un Grande Fratello a tenerci lontani dalle grandi problematiche che investono il Paese, con quel mix catto-comunista dallo stomachevole sapore di vaniglia, che riesce molto bene a mediare gli interessi spirituali e materiali della popolazione dormiente. E meno male che siamo la capitale della macro regione ionico-adriatica! Lo possiamo vedere dal porto dorico, dal suo evidente dinamismo imprenditoriale, dalle statistiche degli arrivi e delle partenze, che si limitano a calpestare il suo suolo, come fosse di colla, mai che qualcuno si affacciasse sulla città, sui dintorni, su percorsi artistici e culturali a disposizione, deserti, per lo più. Soprattutto dai vuoti terribili: decine di silos abbandonati, aziende di trasporto trasferite, molte merci orientate altrove, una cantieristica annullata. Vogliamo allargare l’orizzonte? Vogliamo parlare di sanità? I mega-nosocomi che il potere ha prescelto per governarla in modo totalitario, fanno acqua da tutte le parti: lo sanno quei poveracci che salgono sulle ambulanze in pericolo di vita e giungono dopo un’ora, morti e stecchiti! E intanto complessi ospedalieri vasti come paesi restano vuoti, in attesa di un accordo sul loro sfruttamento, magari in linea con quanto già fatto a Bari o a Sesto san Giovanni o a Parma.
Ma si ride, si continua a ridere: i marchigiani sanno che il comitato li protegge, lo si comprende quando vanno alle urne, e regalano, ad esempio, al capoluogo di Regione, un sindaco che, da tre anni, non ha ancora capito la differenza che c’è tra fare il preside (lui e la moglie) e fare l’amministratore pubblico, tranne sul fatto che il suo stipendio è aumentato del doppio! E tra un balletto e un sorriso, la città muore.
Ma adesso è arrivata S&P, la quale ha “beccato” cinque Regioni, una più differente dell’altra: si va dalla Regione più onesta e perfetta che esista, l’Emilia Romagna, alla “ben nota” Sicilia, alla impudente “Liguria”, al mite e operoso “Friuli”, fino alle due ignote e ben protette, “Marche e Umbria”. Cosa avrà mai scoperto nei libri di Ancona e Perugia la malevola S&P?
Che nelle Marche sia in corso un inciucio tra democristi e comunisti? Non è certo una novità! Che in Umbria il “potere rosso” imperi come nella Mosca staliniana? Neppure questo fa notizia.
In realtà nel nostro caso, crediamo, che le attenzioni di S&P si siano appuntate sulla situazione economico-finanziaria della Regione Marche. In particolare su quella congerie di garantismi bancari e para-bancari che da anni permettono alla nostra Regione di spendere e spandere molto al di sopra delle proprie possibilità, ad iniziare dal buco profondissimo della Sanità.
Questa centrale fidi è diventata una centrale rischi, che anche le banche più addomesticate (non facciamo nomi per decoro), iniziano a paventare: adesso ci si è messo pure quel “bas…do” di Tremonti, e i milioni cominciano a diradarsi. I mega stipendi e le scialacquature (due milioni di € solo per lo spot di Dustin Hoffmann!) contrastano con i buchi di bilancio!
Ad Ancona, la famosa capitale delle Marche, qualcuno, spulciando i libri della ragioneria comunale, pur retta da un dotto commercialista, ha riscontrato un piccolo buco di 30 milioni. Dato che da anni tutti i bilanci della Regione sono stati benedetti e consacrati da giunte dello stesso colore, non sappiamo se qualcosa si sia incrinato: che manchino anche qui un pugno di € all’appello? O, magari, alcune banche più ammaestrate delle altre, non sono più nella condizione di rinnovare certi crediti e il nostro Presidente sornione, dovrà smettere di ridere? O gli industriali marchigiani, ovviamente quelli grossi, si sono accorti che il patto federativo concluso con la Regione da anni, è a rischio? Attenti, politici, gli imprenditori, quelli famosi che il mondo ci invidia, che un tempo fondarono quel “modello economico marchigiano” invidiatoci da tutti (e basato sull’evasione fiscale sul lavoro nero), che sono i primi a partire per la Cina o l’India o le Seycelles per portare il lavoro di là e toglierlo da qua, non perdonano: quel patto d’acciaio è irrevocabile, pena la vostra cacciata!
E che dire ai sindacati, sempre sensibili ai cambiamenti di vento? La Regione Marche è un colosso d’argilla, voi lo sapete da un pezzo e da un pezzo andate accumulando materia prima (l’argilla) per rattoppare le sue gambe che non reggono più, aldilà di un ottimismo di maniera che cosparge l’animo dei suoi lavoratori, come la manna dal cielo.
I tempi delle risate sono finiti, e noi crediamo che presto finiranno anche quelli dei sorrisi. E cominceranno quelli della rabbia, cittadini delle Marche, quando finalmente vi sarete svegliati! Ma già allora, è probabile, sarà un po’ tardi.
Sentite il suono del primo allarme? E’ S&P, che scrive…
R. S.
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