L'inchiesta della Dda milanese
Il Consigliere provinciale della Lega Nord è menzionato in alcune telefonate finite nel mirino degli inquirenti: "Non conosco neppure le persone coinvolte"
Enrico Cesaroni
Ancona, 2 dicembre 2011 – Il nome di Enrico Cesaroni, ex Consigliere regionale delle Marche di Forza Italia, e attualmente rappresentante del Popolo della Libertà alla Provincia di Ancona, figura nelle carte dell'indagine anti-'ndrangheta della Dda milanese, che ha portato all'arresto di una decine di persone.
Tra queste, gli imprenditori Francesco e Giulio Lampada, il magistrato Vincenzo Giglio e un suo parente omonimo, e il Consigliere regionale calabrese del Pdl Giuseppe Morelli.
“Il mio nome in un’inchiesta? - dice Cesaroni -. Non ne so niente e non conosco neppure le persone coinvolte’’. Nelle carte il politico, passato di recente alla Lega Nord, viene menzionato in una conversazione telefonica del 2008 tra Giulio Lampada e il politico emiliano Tarcisio Zobbi, come possibile destinatario di pacchetti di voti, nell’ambito di un disegno ‘politico’ del primo per spingere candidature in varie parti d’Italia.
“Mai sentito nominare Lampada, Zobbi o il giudice Giglio - ribadisce categorico Cesaroni -, non conosco neppure Morelli. Io non sono vicino a nessuno, cose di questo genere non fanno parte nè della mia storia nè del mio pensiero’’. Insomma “è una cosa che non esiste’’.
“Assurda” l’idea che qualcuno abbia fatto confluire voti su di lui: “Nel 2008 non ero candidato alle politiche, non ho mai avuto guai giudiziari, solo un problema nel 2004 per un articolo” che riguardava un piccolo Comune marchigiano, Polverigi, “e nel 2010 non sono stato rieletto alle regionali. Quindi semmai qualcuno mi ha tolto dei voti, altro che portarmeli’. Cesaroni è sempre stato fermamente contrario al progetto del Pdl, “per questo me ne sono andato”.
 |