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Home NEWS Approfondimenti L'unica strada per uscire dalla crisi
L'unica strada per uscire dalla crisi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Lunedì 03 Ottobre 2011 13:12

Non sappiamo bene cosa gli abbia preso a Diego Della Valle, il quale si è permesso di dare un colpo di mannaia ai politici e alla loro casta e alle banche dalle pagine “comprate” di alcuni quotidiani. Diego Della Valle è un capitano d’industria marchigiano doc e in quanto tale, lo dicevamo proprio ieri, è uscito pesantemente dal seminato, terrorizzando la platea consociativista dei suoi colleghi, a cominciare dalla Fiat che, per bocca del giovane Elkan è stata la prima a censurarlo; è seguito il PD con la Bindi, il PDL con Cicchitto, la CGIL con Camusso, le banche con l’ex-Profumo, mentre c’è stata “comprensione” da parte di Fini, Maroni, Casini e Di Pietro: quindi la nave è stata affondata senza pietà!

Vediamo perché.

Abbiamo voluto anche dare un’occhiata ai giornali di Destra, quelli che ce l’hanno sempre avuta con la casta e ne hanno dette molto di più e peggio nel corso di questi mesi: niente da fare affondi terribili, addirittura paragoni di fuoco con Montezemolo, a definirlo, uomo del partito dei trombati! Eh no, caro Belpietro, c’è qualcosa che non quadra: noi ti stimiamo e ti apprezziamo, ma stavolta non riusciamo a capire: tutta la prima parte dell’intervento di Della Valle è preciso e identico a quello che tu hai scritto e riscritto da due mesi a questa parte.  Quando poi si parla che “una piccola parte dell’attuale classe politica possiede queste caratteristiche (il vostro agire attento solo ai piccoli o grandi interessi personali o di partito), mentre il resto è composto da persone incompetenti e non preparate che non hanno nessuna percezione dei problemi del Paese…”, scusa, ma ti sei fatto plagiare dalla coda di paglia di Cicchitto che, addirittura ci ha veduto un attacco fontale contro il PDL. E non ci sembra così. Nella terza parte “propositiva” poi non si nota niente di disdicevole, nell’invito  a “che le componenti della società civile più serie e responsabili, che hanno veramente a cuore le sorti del paese (politici, mondo delle imprese-mondo del lavoro) si parlino tra loro e si adoperino e lavorino per affrontare con la competenza e la serietà necessaria questo difficile momento”. Dov’è allora il punto dolens? In testa e coda, dove il buon Della Valle (che, intendiamoci bene non è un “simpaticone” anzi, come tutti gli industriali marchigiani che all’inizio portavano il “parnanzò” poi hanno fatto i miliardi, si dà un sacco di arie!) ha innestato le “offese”: si parla di “spettacolo indecente ed irresponsabile”, “danneggiamento irrimediabile alla reputazione dell’Italia nel mondo”, “totale mancanza di competenza, di dignità e di amor proprio per le sorti del paese” e, infine, di “vergogna”!

 

Permetteteci di meditare su questa faccenda: va bene essere dalla parte di Berlusconi, ma adesso rischiamo di imitare Totò: che Della Valle faccia parte di una casta è vero e non è vero, caro Belpietro, che affermi: da che pulpito viene la predica, proprio da coloro che inciuciano coi sindacati, hanno impoverito per quarantanni questo paese godendo di quattrini e favori da parte dello Stato (nelle Marche è meglio che non andiamo indietro a investigare sulla Finanziaria Marche, sulla Società di Garanzia della Regione Marche, sui vari Enti di Sviluppo Merceologici che facevano da travaso per i fondi agevolati, su Marche-Capital, sul Medio Credito e il suo figlioletto fallito, il Credito Fondiario, ecc. ecc.) ed ora vogliono fare i soloni! Hai ragione, ma che dire degli yachts, visto che la rete se la prende con lo yacht “scassato” di Della Valle e tu non ci hai mai pubblicato la nostra lettera in cui lamentavamo che, in piena crisi cantieristica (2008), 1.000 operai in cassa integrazione, Piersilvio veniva ad Ancona a ritirare la sua barchetta di 22 milioni di €, due anni dopo averne ritirata un’altra (già rattoppata, evidentemente) da 10 milioni? E bada che non si trattò di un atto di generosità nei confronti degli arsenalotti, ma di una commessa affidata ad un cantiere estero! Oppure, caro Belpietro, vogliamo fare finta di ignorare che gli Imperi, da che storia è storia, si assomigliano tutti? Sei convinto che ce ne sia qualcuno meno impero di altri? Vogliamo andare indietro nel tempo a scoprire gli affari di quel sant’uomo di Ennio Doris, quando gestiva Programma Italia? Allora, eravamo negli anni Settanta-Ottanta le gente non sapeva neppure cosa fosse un fondo, ci pensavano però i suoi scagnozzi imbrillantinati ad andare, porta a porta, a dissanguare le famiglie italiane con prodotti ignoti e di ignota performance. O come si comportano oggi la Mondadori o la Silvio B.Communication o la Medusa Distr. che ha alla testa il figlio di Letta? Lo sai, Belpietro, che la Mondadori ha nei suoi cataloghi più del 50% di scrittori di sinistra? E che le due case cinematografiche, mentre tu sbraiti contro la cinematografia nostrana che, non ti do torto, è pietosa, fanno  a gara per distribuirla?

Caro Della Valle, lei ha sbagliato, certo a scrivere questa lettera: si tratta di puro qualunquismo, condito di antipolitica. Il primo errore lo ha fatto perché ha osato offendere tanta gente, precisamente, ad essere ottimisti, sette-ottocento persone che tutto faranno che pensare ai propri interessi (basta leggere tutte le inchieste corredate di dati che Italiadoc ha pubblicato) e siedono alle Camere per badare solo al bene del Paese. Certo, qualcuno di loro, come Rosy Bindi, si è sentita tradita dal fatto che compra Tod’s, proprio mentre stava convincendo la base “democratica” del PD che il banchiere-trombato Profumo, cacciato dalla mega-banca in cui sedeva, per motivi di politica finanziaria, al costo di 2,5 milioni di € di liquidazione, più la pensione di 10.000 € mensili, potrebbe essere il nuovo Presidente del Consiglio! Qualcun altro, come l’ex-compagno Cicchitto, pensa ancora di farci credere che gli asini volano, perché riesce a gestire la maggioranza quando si trasforma in giuria: certo, tutto preso dalla sua veste di avvocato, si dimentica di indossare la casacca che più gli si dovrebbe confacere, quella uomo politico competente dei problemi del paese. Che dire del giovane Elkan, la cui etica familiare è nota? E’ logico che egli non condivida l’uscita estemporanea di Della Valle, poiché questo marchigiano (le Marche non fanno ancora parte dello Stato Pontificio?), in realtà, non appartiene all’Empireo, come i Montezemolo o la Marcegaglia o i De Benedetti o i Colaninno, né accetta che non sia stato preavvertito: offendere la classe politica italiana (dice Della valle, “politici, di qualunque colore essi siano”) che ancora può essere d’aiuto a lui e a Marchionne per spillare altri miliardi dalle tasche degli italioti, è da sciocchi! Il Manifesto alla K.Marx dettato alla Marcegaglia, invece, colmo di corbellerie e soprattutto di tasse per tutti meno che per gli industriali, va benissimo!

Caro Della Valle, sappiamo che la scarpa italiana è famosa nel mondo e che lei è stato uno dei primi a portare la sua produzione fuori dal paese, per far lavorare le isole Mauritius e i pakistani invece degli italiani. Lei fu anche un antesignano della Cina, fino a quando i cinesi l’hanno fregata e hanno copiato le sue scarpe a 10 €! Quindi non vogliamo soffermarci più di tanto sulla sua storia: siamo convinti, però, che un uomo come lei, più di altri, e questo Belpietro non lo può negare, è in grado di tastare il polso degli stranieri, a proposito delle vicende poco dignitose di  questo paese, e crediamo che non sia piacevole. E, tutto, sommato, dopo che le abbiamo visto sborsare una panacea di € per sistemare il Colosseo, siamo certi che lei ami l’Italia, certo, molto di più di molti politici e banchieri (e ministri). Ma per un motivo molto semplice: la ricchezza. La cultura. L’intelligenza.

Un Diego Della Valle non nasce tutti i giorni, è una costruzione lenta, che produce per sé, ma anche per gli altri, procura ricchezza a sé, ma lavoro agli altri, sa comprendere che il difficile passaggio tra la Storia Contraddittoria e Discutibile del nostro paese va mediata con quella lineare degli altri,  aggiungendo sempre delle pezze, che sono i prodotti dell’intelligenza e della cultura italiani. Ma se la Storia Contraddittoria e Discutibile dell’Italia (checchè ne dica il nostro Presidente della Repubblica) continua anche nell’attualità, giorno dopo giorno, ed è la politica la protagonista assoluta di questo degrado (la magistratura segue al secondo posto), allora ha ragione Della Valle: non bastano più neppure le Tod’s a convincere il mondo che siamo gente seria e non burattini della commedia dell’arte! E allora, come sta succedendo, cominciano i guai seri!

Riccardo Scagnoli

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