Dopo il naufragio della Costa Concordia, si contano senza sosta i superstiti. Il bilancio delle vittime è salito a cinque perché gli speleologi, che stanno ispezionando una ad una le 1500 cabine della Concordia, hanno trovato due anziani, ormai già morti.
Erano nella parte sommersa del relitto.
All'appello ieri sera mancavano 41 persone, ma il numero è già sceso a 15. Nella notte è stata trovata una coppia di sposini coreani. Entrambi vivi, erano bloccati nella loro cabina che per una fortunata fatalità non era stata invasa dall'acqua.
Questa mattina un'altra buona notizia: due turisti giapponesi, non conteggiati ieri, si sono presentati a Roma dalle forze dell'ordine. Restano da trovare 11 membri dell'equipaggio e 4 passeggeri.
I vigili del fuoco lottano contro il tempo, contro l'aria che si fa via via più rarefatta e mette a rischio la vita degli eventuali superstiti ancora intrappolati nella nave. Nella notte, rumori e voci risuonavano dal relitto. E così dopo i due coreani è stata salvata anche una terza persona, il commissario capo di bordo italiano Manrico Giampedroni, rimasto intrappolato sul ponte 3. Il lavoro dei pompieri è stato difficile, perché era possibile raggiungerlo solo da locali già allagati. L'uomo, a mollo da più di 36 ore, è in buone condizioni, anche se è ferito ad una gamba.
"La priorità adesso è salvare le vite umane", sottolinea il responsabile del progetto anti-inquinamento marino del ministero dell’Ambiente (Castalia), Lorenzo Barone. Subito dopo si potrà pensare all'altra grande preoccupazione: il combustibile della nave che potrebbe sversarsi in mare. In ogni caso, spiega Barone, "abbiamo le navi del ministero dell’ Ambiente pronte a intervenire qualora si dovesse verificare qualcosa" e "a garantire la tutela ambientale".
Continuano inoltre le indagini sulle cause che hanno portato alla tragedia. La "scatola nera", recuperata ieri sera sta dando le prime informazioni. Pare che la Concordia viaggiasse a soli 150 metri dalla riva. Il capitano Francesco Schettino, inoltre, sarebbe in carcere per pericolo di fuga e possibile inquinamento delle prove.
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