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Home Rassegna Stampa DAGOSPIA SAN GIGGINO DECOLLATO? LA NOTTE DI SAN LUIGI NON HA PORTATO ‘O MIRACOLO
SAN GIGGINO DECOLLATO? LA NOTTE DI SAN LUIGI NON HA PORTATO ‘O MIRACOLO PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Martedì 21 Giugno 2011 07:32

1- SAN GIGGINO DECOLLATO? LA NOTTE DI SAN LUIGI NON HA PORTATO ‘O MIRACOLO: LA MUNNEZZA INVADE NAPOLI E NESSUNO SE LA PIGLIA. ED IL CALDO CON PUZZA è ARRIVATO - 2- L’EX PM: "UNA REGIA OCCULTA, FORSE MALAVITOSA, DIETRO LA NUOVA CRISI DELLA SPAZZATURA" - 3- CHE TRUFFA PUZZOLENTA! I NAPOLETANI PAGAVANO LA TARSU (TASSA SUI RIFIUTI SOLIDI URBANI) E CINQUE MATTACCHIONI, ORA IN GALERA, METTEVANO I SOLDI SUI LORO CONTI PRIVATI. SI PARLA DI CIRCA 32 MILIONI DI EURO. INDAGATA ANCHE UNA DIRIGENTE DEL COMUNE, COMPAGNA DI RAFFELE TECCE, EX SENATORE COMUNISTA E GRANDE SOSTENITORE DI GIGGINO - 4- L’EX PM "WHY NOT?" SI TOGLIE UN SASSOLINO: "L’ANM PROTESTA? EPPURE PARTE DELLA MAGISTRATURA CHE STAVA NEL CSM SAPEVA BENISSIMO COSA FACEVA PAPA E GLI OSTACOLI CHE IO E I MIEI COLLABORATORI STAVAMO SUBENDO IN QUEGLI ANNI E HA PREFERITO COPRIRE GLI ALFONSO PAPA E PUNIRE CHI INDAGAVA IN QUELLA DIREZIONE" -

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1- DAGOREPORT
Carlo Tarallo per Dagospia


A mezzanotte gli hanno fatto tutti quanti gli auguri, a quei due mattacchioni di Giggino ‘a Manetta e Giggino ‘a Purpetta, alias Luigi De Magistris e il presidente della Provincia di Napoli, l'ultranapoberluscone Luigi Cesaro. Riunione fiume fino all'aba: scade domani l'autoultimatum dell'ex pm, che si lasciò scappare la classica frase berlusconiana proprio quel maledetto venerdì 17. "In quattro o cinque giorni - tuonò l'ex pm - la città e la provincia di Napoli saranno liberate dalla spazzatura".

Ma la munnezza è ovunque, e non si vede via di uscita, mentre col caldo arriva la puzza e la paura di malattie. La notte di San Giggino ha prodotto un'altra idea geniale: chiederanno alle altre province campane di prendersi un po' di monnezza napoletana. Anche questa già sentita e già vista: insomma niente miracoli e San Giggino intossicato.

DE MAGISTRIS DI PIETRO resize

La notte di San Luigi è stata pure quella della rivolta della monnezza in via Toledo, nel cuore di Napoli, a due passi dalla sede della prefettura dove stavano riuniti i massimi sistemi. E pure dei camion di spazzatura incendiati a Acerra. Ora saranno sette o dieci i giorni non è quello il problema, piuttosto che la munnezza sommerge Napoli ormai da 10 anni, e quindi o c'è la bacchetta magica o si deve fare i conti nell'ordine con: comitati, sindaci, cittadini, imprenditori, mamme vulcaniche, cugini denuclearizzati, parroci, tecnici dei comitati, comitati di tecnici per scegliere i tecnici dei comitati, tutti sui giornali e in tv 24 ore su 24 a urlare (giustamente): "Ancora qui??? Ce vulite accirere !!! Jatevennnnnnnnnnneeeeeeeee!!!".

DE MAGISTRIS resize

Allora: la soluzione di mettere la spazzatura napoletana in transito in qualunque altro posto del mondo fuori da Napoli l'hanno avuta tutti, Acerra e Caivano poi sono nella top ten degli ultimi dieci anni, e tutti prima o poi si sono dovuti fermare. Mò Giggino & Tommasino (Sodano, assessore all'Ambiente, vicegiggino rifondarolo ex pasdaran delle barricate e ora, secondo il 100% degli addetti ai livori sinistrati, imborghesito dalla carica e già sulla graticola) si giocano la prima sfida-salvezza. Primo smacco in arrivo?

2- DE MAGISTRIS VERTICE CONTRO I "SABOTATORI" DEL PIANO RIFIUTI
Vincenzo Iurillo per "il Fatto quotidiano"

demagistris

Una regia occulta, forse malavitosa, dietro la nuova crisi della spazzatura di Napoli. Lo mettono nero su bianco il sindaco Luigi de Magistris e il suo vice con delega all'Igiene urbana Tommaso Sodano in una nota diffusa in serata.

Secondo de Magistris e Sodano a rendere impossibile l'obiettivo di ripulire la città entro i primi giorni di questa settimana c'è "anche quanto verificatosi durante la raccolta dei rifiuti nella zona del centro storico cittadino, dove si sono registrati fatti inquietanti che hanno impedito il prelevamento dell'immondizia e che sono stati già segnalati alle forze dell'ordine, che hanno disposto una vigilanza verso i mezzi di raccolta.

monnezza napoli

La verità è che questa amministrazione sta rimuovendo "incrostazioni" ventennali determinando risposte di sabotaggio. La situazione è drammatica - si legge nel comunicato - ma siamo determinati ad operare senza alcun tentennamento, per questo sono stati rinviati tutti gli appuntamenti che avrebbero costretto il sindaco a lasciare Napoli".

Nonostante le disposizioni di raccolta h 24 da parte di Asìa, la municipalizzata dell'igiene urbana, le operazioni sono state frenate dal mancato apporto di una ditta appaltatrice, la Lavajet, che provvede alla rimozione di circa 350 tonnellate d'immondizia nelle zone centrali di Napoli, il cui contratto è in scadenza a fine anno. Il tutto sarebbe dovuto a una protesta strisciante dei lavoratori che reclamano la forfetizzazione degli straordinari.

napoli mare monnezza

"Per cercare di ovviare allo 'stop' di Lavajet - ha detto il presidente di Asìa, Rossi, mezzi e personale di Asia sono stati dirottati nelle zone di competenza di quell'azienda. Ovviamente il nostro personale non può sopperire totalmente alle mancanze di Lavajet e questo ha delle ripercussioni". Tutto questo accade mentre da Milano rimbalzano le notizie di un'inchiesta con cinque arresti per peculato, per l'indebita appropriazione della Tarsu pagata anche a Napoli negli ultimi anni. Nella notte si è tenuto un vertice straordinario in Prefettura tra tutti i soggetti istituzionali locali.

De Magistris chiede il rispetto degli impegni presi nei giorni scorsi, mentre Napoli annaspa sotto il peso di 2400 tonnellate di monnezza (19.000 in tutta la provincia). Ma gli accordi stanno saltando. Sui tre siti provvisori individuati tra Caivano ed Acerra dal presidente Pdl della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, si è scatenata l'ira delle popolazioni locali. Cesaro ha provato a tranquillizzare promettendo di rivedere le sue ordinanze "nel momento in cui il Governo adotterà il decreto che consente il trasferimento di rifiuti fuori regione". Ma sul decreto pesa come un macigno il no della Lega.

E comunque, il sindaco di Caivano, Antonio Falco, non intende revocare il provvedimento che impedisce ai camion di sversare, e minaccia di dimettersi. Mentre ad Acerra una cinquantina di manifestanti hanno cercato di ostacolare il passaggio dei mezzi, e sono stati rimossi dalle forze dell'ordine. A Napoli sono riprese le ‘barricate' nelle zone del centro, coi rifiuti sparpagliati in mezzo alla strada. E resta senza risposta la domanda da un milione di dollari: dove portare l'immondizia in giacenza?

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3- TARSU, UNA BEFFA DA 32 MILIONI
Irene de Arcangelis per La Repubblica Napoli

Non solo la storica emergenza della città invasa dai rifiuti. Scoppia uno scandalo che ha anche il sapore della beffa. I soldi dei napoletani che pagano la Tarsu (tassa sui rifiuti solidi urbani), venivano di fatto consegnati, con conto corrente postale, a una società che non aveva il contratto di riscossione con il Comune. La società non li sostituiva, non li "girava" all'amministrazione né alla società di diritto. Al contrario, li tratteneva per sé e poi li spostava su conti correnti propri. Non briciole. Si parla di circa 32 milioni di euro.

D'altra parte il Comune di Napoli non controllava né denunciava la mancanza di entrate. Cinque anni di buco mai contestato dall'amministrazione, dal 2005 al 2009, ma il periodo sotto inchiesta parte dal 2001. Una beffa (con i soldi dei contribuenti).

Fatto sta che è la Guardia di finanza di Milano ad arrivare a Napoli, negli uffici del Comune che gestivano i rapporti con la società milanese Aip (fallita) per la riscossione della Tarsu ma anche della pubblicità a Napoli e a Grumo Nevano. Peculato (per 32 milioni) e bancarotta fraudolenta (per 18 milioni). Per tutto questo sono state eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare di cui due in carcere e tre ai domiciliari, per gli amministratori di fatto e di diritto della Aip. A Napoli è indagata una dirigente del Comune.

Tommaso Sodano

Si tratta di Ida Alessio Vernì, compagna dell'ex senatore di Rifondazione comunista ed ex assessore comunale Raffaele Tecce. Ma per i magistrati milanesi sarebbero anche altri i pubblici ufficiali non ancora identificati e in servizio al Comune di Napoli coinvolti nel peculato. Nessun controllo da parte dell'ente. Dunque per il gip milanese Micaela Curami il caso getta «pesanti ombre sulle modalità di gestione da parte del Comune di Napoli». Una gestione che non riguarda solo la tassa sui rifiuti ma anche la pubblicità, dell'ufficio Sviluppo commerciale di cui era dirigente la stessa Vernì.

L'indagine della Finanza ricostruisce i fatti a partire dal 2001, con i primi flussi finanziari in uscita dalla società Aip che non è ancora fallita. Denaro che finisce su altri conti degli amministratori della società. Il periodo di riferimento è lungo, arriva al 2009, anno in cui la Aip viene dichiarata fallita. Intanto, nel 2005, la società non ha più il contratto di riscossione con il Comune di Napoli, ma continua a riscuotere grazie a un conto corrente postale che rimane aperto. Il rapporto dell'ente passa a un'altra società, la Elpis, a capitale misto, che di fatto è per il 51 per cento del Comune e per il 49 per cento della stessa Aip, controllata di fatto dagli indagati che ne gestiscono i fondi. Nel frattempo succedono però fatti ora nel mirino degli inquirenti.

Per esempio le contraddizioni di gestione nero su bianco. Nel 2005, quando viene sciolto il contratto tra Aip e Comune, quest'ultimo spiega la risoluzione con «l'assoluta incertezza delle entrate oltre che delle spese». Ma poi lo stesso Comune riconosce all'Aip un indennizzo di tre milioni e la sceglie come partner nella costituzione della società mista Elpis.

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4- L'EX PM "WHY NOT?" SU PAPA
(Agi) "
Quando io lavoravo a Napoli, molto tempo prima di Why Not e Poseidone a Napoli portammo avanti la questione morale nella magistratura napoletana e Papa fu uno di quelli che si mise maggiormente di traverso". Lo ha detto Luigi De Magistris ospite della puntata dell'Infedele in onda questa sera su LA7, rispondendo ad una domanda di Gad Lerner. "Oggi - ha aggiunto - sorrido quando sento il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati che parlando di Papa dice che il fatto e' grave e' c'e' una questione morale. Parte della magistratura che stava nel CSM sapeva benissimo cosa faceva Papa e gli ostacoli che io e i miei collaboratori stavamo subendo in quegli anni e ha preferito coprire gli Alfonso Papa e punire chi indagava in quella direzione"

 

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