IL PDL TRA PUBBLICO E PRIVATO
Una commedia italiana

È difficile che Berlusconi non lo sappia. Ma se questo fosse il caso, allora è opportuno che qualcuno glielo dica. Gli dica che in pratica non c'è uno, uno solo, dei deputati e dei senatori della sua maggioranza (nonché dei suoi ministri) che in privato non si mostri convinto che il presidente del Consiglio ha fatto il suo tempo, e che la cosa migliore per tutti è che lasci al più presto il proprio incarico. È bene che il Cavaliere lo sappia: il deputato che incrociandolo a Montecitorio gli stringe rispettosamente la mano, la sottosegretaria che gli sorride al banco del governo, il fidato collaboratore, tutti, appena lui si allontana, confidano a chiunque che così non si può andare avanti, che il premier deve lasciare. Tutti, indistintamente: ma sempre alle sue spalle. Da settimane sul palcoscenico italiano la destra mette in scena un triste spettacolo di doppiezza. Nei grandi giornali come il Corriere della Sera debbono coesistere opinionisti di tutte le tendenze politiche; Ernesto Galli della Loggia è uno che rappresenta la sinistra comunista della peggior specie ed in questo momento si sente in dovere di dare una mano a Bersani! d'altro canto un grande giornale ha quasi il dovere di sopravvivere a qualsiasi sommovimento politico che possa capitare. E' sopravvissuto senza graffi anche a Tangentopoli, dove gente da salvaguardare ne aveva anche troppa! Noi che scriviamo della provincia abbiamo invece il dovere di mettere i cittadini sul chi vive, cioè che che non si dica che concetti di fondo come quelli trattati oggi da Ernesto, "c'era scritto anche sul Corriere della Sera che Berlusconi si doveva dimettere". E tutti gli altri leader europei che hanno altrettanto la cacca fino al collo, li salviamo d'ufficio? E' qui sta la falsità! Ernesto molti anni fa era venuto a Senigallia, a parlare alla Rocca Roveresca invitato dal prof. Anselmi ed anche allora aveva sparato contro i nemici dell'altra sponda, che in quei tempi non aveva Berlusconi.
L'onorevole Alfano ha detto pochi giorni fa che gli avversari del Pdl vogliono non solo cacciare Berlusconi dal governo, ma cancellare in realtà l'intera storia politica di coloro che in lui si sono riconosciuti. Forse. Quel che è certo è che se c'è però un modo di evitarlo è quello di fare politica, come egli appunto cerca di fare in queste ore, non già invece quello che troppo spesso è sembrato prevalere di recente tra gli esponenti del Pdl: in pubblico mettere la testa sotto la sabbia, e in privato abbandonarsi alla confidenza ironica, al qui lo dico e qui lo nego.
Le insinuazioni su Alfano sono strumentali, si prova a colpire o quando meno minare la credibilità ad un personaggio come l’ex ministro della giustizia, che Berlusconi senza se e senza ma ha piazzato ai vertici del PDL, per dar vita ad una stagione nuova che lo stesso Berlusconi auspica, Chi scrive questi commenti ha due anni più del cavaliere, età in cui irrimediabilmente gli orizzonti si restringono e la preoccupazione maggiore è assicurare un futuro alle idee in cui si è creduto. E ci sono molti motivi per credere che Alfano sia stata la scelta giusta. Caro Ernesto (scusa la confidenza di un collega di provincia) dove ha il PD giovani che fanno ben sperare? Matteo Renzi? Di quanti anni avrà bisogno per entrare nella stanza dei bottoni?
Coloro che si comportano così non sembrano rendersi conto che l'Italia vive oggi il momento forse più critico della sua storia postbellica. Il terrorismo e le vicende di «Mani pulite», infatti, non rappresentarono mai un pericolo capace di minacciare ciò che minaccia di fare la crisi economica attuale. E cioè scompaginare le basi sociali stesse della democrazia italiana riducendo drammaticamente le risorse a sua disposizione. E dunque cancellare intere parti della realtà non solo economica ma anche civile e umana del Paese. Egualmente non sembrano rendersi conto che ormai per il Popolo della libertà è questione di vita o di morte: o il Pdl, infatti, riesce a svincolarsi da Berlusconi, e quindi a mantenere in vita un'esperienza dimostratasi cruciale per l'esistenza di un polo politico-elettorale di destra, o per lo stesso Pdl molto verosimilmente è finita. E per la gran massa dei suoi esponenti - privi quasi sempre di un qualunque retroterra di consenso personale - ci sarà forse, a suo tempo, un vitalizio delle Camere, ma di sicuro non c'è più alcun avvenire politico.
Caro Ernesto, perché forzi la mano per estrapolare la situazione italiana dalla situazione generale europea e perché no mondiale? Perché hai un nemico da colpire che tutto sommato non è proprio facile metterlo alle corde. Tu sei dello stampo di Bianca Berlinguer; nel t3g di alcune sere fa quando la borsa italiana era sul +, non ne ha dato minimamente la notizia!
Ciò che sta venendo al pettine in questo fosco tramonto del berlusconismo è il nodo del partito, non solo e non tanto personale come è stato tante volte definito, quanto padronale, a cui Berlusconi stesso ha dato vita diciassette anni fa. Un singolare partito, formalmente politico, ai cui esponenti però è stato finora vietato l'accesso a quello che da che mondo è mondo è il momento cruciale della politica stessa: il momento della decisione, delle scelte. Finora, invece, riservato solo al capo e ai suoi fidi. Ma la storia ha voluto prendersi la vendetta di questa bizzarra anomalia. Ora il momento di decidere è inappellabilmente venuto, per ognuno e per tutti. E a tutti è fin troppo ovvio ricordare che in realtà non decidere è già un decidere. E di sicuro, oggi, è la decisione sbagliata.
Caro Ernesto l’ultimo paragrafo è inconcepibile e strumentale. Fare certi appunti ad un decisionista è il colmo. Se mi parli di organizzazione del partito potrei anche giustificarti, ma tacciare Berlusconi di mancanza di decisionismo è troppo; che prospettive aveva l’Italia del post Manipulite. Avrebbe dovuto organizzare un partito organico, stile PCI, ma ce n’era già uno in campo, in cui era già in voga il “modulo Penati”, “non si muova foglia che il partito non voglia”. Ernesto perché non dai una mano a Bersani, mettendoci la faccia!
Ernesto Galli Della Loggia
commento del direttore del Gruppo Sprint Claudio Cavallari cavallari.sprintonline@gmail.com
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