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Home Rassegna Stampa Il Messaggero A marzo giù parte dei silos, con un nuovo skyline del porto.
A marzo giù parte dei silos, con un nuovo skyline del porto. PDF Stampa E-mail
Rassegna Stampa - Il Messaggero
Scritto da Redazione   
Venerdì 16 Dicembre 2011 17:24



Non più quindi da delocalizzare in zona Fosso Conocchio, dove potrebbe metter radici il mega-progetto per la movimentazione di navi gasiere. Terminal gas affondato da Sel, Legambiente e Italia Nostra. Con gli ambientalisti che convocano per lunedì (ore 17) una riunione di tutte le associazioni»
Bunge - Silos da abbattere entro il 31 marzo 2012. E’ questa la scadenza fissata dal Comitato portuale Ap, che ha dato un ulteriore via libera condizionato alla riacquisizione da parte di Ap dell’area demaniale al molo sud gestita in concessione dalla Bunge sementi. L’azienda, in dismissione, si farà carico per legge della demolizione dei silos (ereditati dalla Icic, risalgono 1965) - e dei nastri trasportatori in cima alla banchina, per una spesa di 300-400mila euro. Ap riavrà un sito libero. Contiguo all’area stabilimento e uffici, di cui Bunge è proprietària, e che venderà ad Ap. La quale, così, entrerà in possesso di tutta la zona industriale (demaniale e privata), per riconvertirla in altre attività imprenditoriali portuali private capaci di riassorbire i 60 ex dipendenti Bunge. Dopo oltre 60 anni, dunque, skyline del porto meno impattante. Meno, perché restano operativi, sempre al molo sud, i «Silos Granari della Sicilia» (realizzati dal gruppo Ferruzzi, assorbito nel 1997 da Italcementi), quelli della Sai e quelli interni allo stabilimento Bunge. Dell’abbattimento di questi ultimi dovrebbe farsi carico l’Ap, assieme alla bonifica del terreno. I fondi? Parte del budget di 5,3 milioni stanziato proprio per acquistare l’area privata Bunge.
Terminal gas - Lo studio progettuale della Sgs di Rimini intende localizzare l’approdo di navi gasiere nel tratto di 300 metri di Banchina Marche già realizzato. In tal caso nell’area non potrebbero essere trasferiti e potenziati i traffici mercantili del porto storico. Che fare? Visto che ai piedi della Marche, vicino a Fosso Conocchio, dovrà sorgere un ulteriore tratto trapezoidale di banchina, e che lì non dovranno essere più ricostruiti gli ex silos Bunge (come invece prevedono i Prg del porto e cittadini), ecco l’area alternativa per il nuovo business del gas naturale. Un grande affare anche per Ap. Perché Sgs le propone la copertura, in cambio della concessione banchina, di un investimento di 75 milioni di euro, che i partner edili CMC e Ubaldi utilizzerebbero per realizzare i 600 metri mancanti della B.Marche e i 470 dell’area trapezoidale 29. «Vaglieremo le soluzioni possibili - ha detto il segretario Ap, Vespasiani - nel massimo rispetto di ambiente, sicurezza e dell’esigenza di completare la Banchina Marche». All’ipotesi «di mille approdi l’anno di navi gasiere nel porto con un gasdotto fino all’Api» si oppongono Italia Nostra e Legambiente. «Perché l’area portuale è già fonte inquinante senza limiti» e il progetto gas «prescinde dal Pear, dal Prg porto, dalla aspirazioni della città, dalle scelte per il porto crocieristico». Luendì riunione di tutte le associazioni ambientaliste Critica anche Sel: «Le gasiere sono estremamente pericolose. Il loro transito e attracco richiederebbe accorgimenti di sicurezza che potrebbero comportare il blocco del traffico portuale».

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