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CORAGGIO SUPERMARIO
Con i balzelli sulle proprietà di banche e vaticano e la vendita della Rai si eviterebbe la stangata e ci sarebbero i soldi per la crescita di MAURIZIO BELPIETRO
 L'altra sera, durante la puntata di "Ballarò", alla mia osservazione che la manovra è fatta quasi tutta di tasse, mentre di tagli ce ne sono pochi o nulla) il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catrìcalà . prima mi ha citato un paio di mini sforbiciate, poi ha candidamente ammesso che le misure sono state decise in fretta e furia. In realtà , per limare la spesa pubblica si è usato la limetta delle unghie. Basti vedere cosa sì risparmierà con l'accorpamento degli Enti previdenziali e con la chiusura dell'Agenzia nucleare, due degli interventi portati a esempio di rigore dal vice di Monti. Nel primo caso, non riducendo neppure di un'unità il personale, il risparmio per il 2012 ammonterà a 20 milioni di euro (100 nei 2014), mentre nel secondo si eviteranno di spendere 1,2 milioni di euro. Briciole. Il grosso di quanto lo Stato distribuisce ogni anno in mille rivoli non è neppure sfiorato. Non sto a fare l'elenco di tutte le voci sulle quali si potrebbe intervenire: negli ultimi anni Libero lo ha pubblicato decine di volte. Mi limito a ricordarne solo alcune su cui si potrebbe agire senza fatica, ma con gran guadagno. Primo: abolire tutte le marchette (così le chiamavano una volta) figurative cioè i contributi finti che non danno però la possibilità a sindacalisti e politici di ottenere pensioni vere. Visto che si chiede agli italiani di lavorare per 42 anni, cominci a farlo anche chi finora se ne è ben.guardato. Già che ci siamo, invece di ridurne il consiglio d'amministrazione come ha fatto il governo, si potrebbe chiudere il Cnel, ossia l'ospizio in cui, con la scusa di studiare l'economia eli lavoro, vengono ricoverati sindacalisti trombati e politici in disarmo: la crescita e lo sviluppo non ne soffriranno, più probabile che ne guadagnino. Secondo: bloccare le asSunzioni nel pubblico impiego. Visto che l'Europa ci chiede di diminuire il costo dei dipendenti dello Stato, prima di arrivare a no pagar loro gli stipendi come ha minacciato Mario Monti, sarebbe opportuno iniziare a non distribuime di nuovi. Magari trasferendo gli impiegati in eccesso negli uffici in cui c'è carenza Brunetta ci aveva provato; ma la crisi di governo gli ha impedito di terminare il lavoro.
Come detto, purtroppo nella manovra di questi interventi non vi è traccia, in quanto, per far quadrare i conti, si è preferito andare sul sicuro, mettendo cioè un bel po' di tasse. Secondo i conteggi fatti dagli esperti, dopo le decisioni del governo Monti la pressione fiscale salirà al 47 percento, quattro punti in più rispetto al livello, già alto, raggiunto da chi ci stava prima. Un rec6rd che sarà accompagnato da un altro primato: con l'introduzione del prelievo Iva avremo anche l'imposta più alta d'Europa sugli acquisti. "Siamo stati costretti a fare in pochi giorni", si è giusifcato l'ex presidente dell'Antitrust Catricalà , scusandosi se con le tasse non hanno mirato giusto. In realtà la scusa regge fino a un certo punto, in quanto, pur avendo a disposizione un paio di settimane per tosare gli italiani, quando si è trattato di fare altrettanto con banche e Vaticano, il governo ha dimostrato di non sbagliare il colpo. Infatti ha risparmiato sia le une che l'altro. Gli istituti di credito, già beneficiati dall'introduzione dell'uso obbligatorio della moneta elettronica e dallo sconto sull'ici come ha segnalato il nostro Franco Bechis, potranno continuare a godere delle misure per far uscire i lavoratori in abbondanza, scaricandoli sulle spalle dell'Inps. Mentre chi ha quarant'anni di contributi non si potrà ritirare e sarà costretto a restare al suo posto sul luogo di lavoro fino a66 anni, chi ne avrà meno, essendo colpito dalla ristrutturazione dell'azienda di credito, riceverà il vitalizio. Ora si capisce perché le banche erano le principali sostenitrici del governo tecnico.
Mario Monti e i suoi ministri di fans ne hanno anche altri. I più convinti risiedono Oltretevere. 11 giornalista dell'Espresso Stefano Livadiotti nel suo libro Inchiesta sul Vaticano (senza Dio) sostiene che gli immobili della Chiesa non adibiti a funzioni liturgiche oscillano tra il 20 e ii 22 percento dei patrimonio nazionale. Più è meno 4,7 miliardi di metri quadrati, per un valore di 120 miliardi di euro. Vi immaginate quel che si potrebbe ricavare se su questi palazzi il Vaticano, pagasse l'lci come un qualunque contribuente? Nessuno lo sa con precisione, ma certo sarebbe un bell'incasso, cui invece; guarda caso - il nuovo governo ha deciso di rinunciare. Forse i favori alle banche e quello alla Chiesa, come ha detto Catricalà , sono frutto solo della fretta con cui è stata decisa la manovra e nei prossimi giorni l'esecutivo provvederà a correggersi.
In tal caso, ne approfittiamo per segnalare un'altra misura che darebbe giovamento alle nostre finanze; vendere la Rai. Ai prezzi stimati qualche anno fail guadagno oscillerebbe tra i tre e i quattro miliardi di euro, più o merno ciò che si ricaverà rimettendo l'lci sulla prima casa.A questo si sommerebbe il gran risparmio del canone tv, che fa un altro miliardo e 600 milioni. Con le tasse sulle proprietà delle banche e del Vaticano e i soldi della Rai, altro che stangata. Ci sarebbero i soldi per la crescita e per restituire l'inflazione ai pensionati. Due interventi che il governo vorrebbe fare, ma non riesce a finanziare. Beh, ecco qui i soldi. Ci vuole poco, solo un p0' dicoraggio. Perché banche, Vaticano e giornalisti Rai mica si fanno tosare come gli italiani.
maurzobepietro@Iibero-news.it
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